|
|
|
RISCHIO TSUNAMI
Dopo il vulcanesimo un altro rischio naturale di questa zona è l’instabilità del vulcano, l’eruzione del '49 ha rivelato l’esistenza di una rete di faglie attentamente sorvegliate per prevenire gli eventuali scivolamenti del terreno nelle acque dell'oceano. Un esempio di rischi naturali: faglie, frane e tsunami. "ONDA D'URTO LETALE DALL'ISOLA DEL SOLE" Articolo tratto da The independent di Lunedì, 24 giugno 1996 "L'attività vulcanica nelle isole Canarie può provocare un'onda di marea capace di devastare la Florida. Philip Henry controlla il cambiamento della forma dell'isola La Palma. Sembrava la trama di un film sui disastri naturali. La Florida era stata devastata da un'onda di marea alta 10 metri. La distruzione e la perdita di vite umane era incommensurabile. L'onda, causa di questa devastazione, aveva attraversato l'Atlantico in poche ore, senza poter essere osservata fino a quando aveva raggiunto la costa americana. La sua origine si trovava in un'area geografica instabile nelle Isole Canarie, considerate più come destinazione turistica per centinaia di europei che come causa del disastro. Per assicurare che questo scenario rimanesse nei regni di Hollywood, un gruppo di scienziati inglesi recentemente ha attuato un viaggio presso l'arcipelago delle Canarie. Tramite il monitoraggio dello spostamento della faglia, che minaccia di creare l'onda di marea, gli scienziati sperano di prevedere qualsiasi pericolo molto prima che il disastro accada. Nel mezzo dell’oceano, queste onde distruttive, chiamate dai giapponesi tsunami, sono piuttosto difficili da vedere. Solo quando raggiungono le acque basse, vicino alle coste, diventano enormi onde distruttrici. Il disastro, causato da un’onda relativamente piccola, può essere apocalittico. Quando il vulcano di Krakatoa ha eruttato, ha prodotto uno tsunami alto 6 metri che uccise 30.000 persone. Lo Tsunami può anche essere generato quando un'enorme frana cade nel mare. Questo avvenimento non è mai accaduto nell'isola, ma gli scienziati hanno identificato l’isola di La Palma come una potenziale zona di rischio. “C’è il pericolo che il rivestimento vulcanico occidentale possa cadere nell’Atlantico”, afferma Bill McGuire, professore of the Centre of Volcanic Research in Cheltenham, il quale prese parte alla recente spedizione a La Palma. “Questo può accadere durante le prossime settimane o mesi o anni” disse. “Ugualmente, può accadere fra 100 anni o ancora più in là del tempo. L’isola è veramente instabile e questo fatto è un evento che potrebbe accadere probabilmente presto”. La Palma non è solo l'isola più erta nel mondo ma presenta anche la più grande attività vulcanica delle Canarie negli ultimi 500 anni. Ci sono state due eruzioni sull’isola in questo secolo, l’ultima risale solo al 1971. I vulcani in sé non rappresentano un grande pericolo. La lava sull'isola di La Palma si muove così lentamente che la maggior parte delle persone possono facilmente scappare; per questo non è fonte di paure per i molti turisti che visitano l’isola. Il vero pericolo si trova nella possibilità che un’eruzione possa provocare la caduta della cima non solida nell'oceano. I problemi iniziarono quando un’eruzione nel 1949 causò la caduta di diversi chilometri cubi di roccia fino a pochi metri dall'oceano. Questa aprì inoltre una frattura lunga 2 km, che può essere vista facilmente ancora oggi. Non vi è solo il timore che la prossima eruzione possa causare un nuovo movimento della roccia, ma che la frana non si fermerà sulla costa. Se ciò accadesse, il risultante Tsunami sarebbe catastrofico. “Ci sono stati tre di questi crolli nella storia dell’isola”, disse Juan Carlos Carracedo del Spanish National Research Council. Non sono cataclismi, ma le foto sottomarine mostrano depositi di roccia dalle cime di vecchi vulcani, lontano dal mare. “Un altro crollo è stato impedito. L’unica strada per prevenire questo pericolo è studiare l’isola da vicino". Tramite il monitoraggio della zona montuosa, il team di scienziati non spera solo di scoprire se il fianco occidentale stia scivolando per la gravità ma di predire se il vulcano inattivo stia crescendo in modo agitato. Prima delle eruzioni, i vulcani crescono sempre. Questo accrescimento potrebbe essere impercettibile all’occhio umano. Solo tramite ricerche sulla forma della terra con strumenti sensibili si possono scoprire questi piccoli cambiamenti. Il team degli scienziati utilizzò un sistema chiamato misura elettronica della distanza (Electronic Distance Measuring, EDM). Tramite la riflessione dei raggi infrarossi che colpiscono uno specchio su un’altra cima vulcanica e il cronometraggio del tempo impiegato dal raggio per ritornare, l’EDM può essere usato per misurare le distanze con una precisione di pochi centimetri per miglio. Nel 1994, gli scienziati installarono una rete di stazioni sui siti vulcanici e misurarono accuratamente le distanze fra queste. Dopo questa prima misurazione e trascorsi alcuni anni, gli stessi scienziati tornarono a misurare le distanze tra i vulcani tramite la rete. Se queste distanze fra le stazioni fossero aumentate in quel periodo, significherebbe che le cime fossero scivolate o che il terreno si stesse gonfiando come normalmente la roccia fusa gonfia il vulcano. Per il momento, i risultati mostrano che non c’è stato alcun movimento. Mentre il resto di noi potrebbe tirare un sospiro di sollievo, gli scienziati proseguono le misurazioni in quanto esse sono altamente preziose poiché forniscono una lineaguida che spiega il comportamento del vulcano in condizioni normali. Gli studi futuri potrebbero rilevare che il vulcano muti, in tal caso la prospettiva che le coste d’America possano essere inondate da uno tsunami proveniente da una costa opposta dell’Oceano Atlantico potrebbe tornare dalla finzione cinematografica ad essere una terribile realtà." Sito realizzato a fine didattico Copyright © 2004 Liceo Scientifico Statale "Vittorio Veneto" - Milano Tel. +39.02.40.50.07 - Fax. +39.02.40.09.23.30 |