
Austria, Repubblica Ceca e
Germania
Viaggio di istruzione effettuato dal 13 al 18 marzo 2006
Obiettivi e ambiti disciplinari perseguiti:
Storia: “Percorsi e luoghi della Germania della seconda guerra mondiale”;
Storia dell'arte gotica (1280-1400)
barocca
rococò '700
rinascimentale
arte del Novecento
Lingua straniera: Comunicazione in lingua 2 (inglese e/o tedesco), contenuti di civiltà;
Letteratura: “Percorso su autori rappresentativi della letteratura europea”;
Filosofia: “L’humus della filosofia classica tedesca”;
Obiettivi educativi raggiunti:
Il viaggio d’istruzione ha contribuito a migliorare il livello di socializzazione tra studenti e tra studenti e docenti, in una dimensione di vita diversa dalla normale routine scolastica.
(Agli studenti è stato preventivamente fornito materiale cartaceo idoneo a documentarsi e orientarsi sui contenuti del viaggio)
Classi coinvolte: 4F, 5A, 5H, 5I
Docente referente: Adriana Braghieri
Docenti accompagnatori:
Prof. Adriana Braghieri,
Prof. Claudio Italia,
Prof. Pierluigi Raccagni,
Prof. Maria Pia Schilirò,
Prof. Donatella Venturelli
Preside Prof. Michele D’Elia.
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1° giorno – lunedì - 13
marzo 2006 – Milano-Salisburgo
Partiti alle ore 7.00 da Milano siamo
arrivati nel primo pomeriggio a Salzburg, capoluogo del Salisburghese (m. 423, ab. 144.692), città d’arte che s’è
meritata l’appellativo di “Roma delle Alpi”.
La cittadella del sale e patria di W.A.Mozart, sorge sulle rive della Salzach, presso il confine bavarese.
Come
primo obiettivo abbiamo visitato il
complesso della storica e imponente Fortezza di Hohensalzburg (Festung
Hohensalzburg) che domina la città da oltre 120 metri d’altezza con le sue
torri e i suoi bastioni. La Festung è una delle più grandi costruzioni militari
medievali dell’Europa centrale: fu eretta nel 1077 durante la lotta per le
Investiture, lo scontro tra papa e imperatore per la nomina dei vescovi.
Acquisì il suo attuale aspetto nei sec. XV-XVI, quando divenne la residenza
degli arcivescovi-principi.
La maggior parte del gruppo ha raggiunto la Fortezza a piedi per una ripida strada carrabile. La Fortezza è anche raggiungibile dalla Festungsgasse con la funicolare, che supera un dislivello di poco più di 100 m.
Da un belvedere situato sulla piattaforma della torre rettangolare (Rechteckturm), abbiamo ammirato lo stupendo panorama con l’intreccio di vecchi edifici e cupole barocche che affollano il centro storico, la Altstadt, che conserva quasi intatto il carattere cinque-seicentesco di impronta italiana.
Non
abbiamo visitato l’interno della Festung, era già tardi, abbiamo invece
percorso la “strada” che, in parte, passando sotto il corpo centrale (Hoher
Stock = piano alto), attraversa il piccolo villaggio medievale.
Alla cinta muraria si addossano le abitazioni e i depositi: il Salzmagazin (magazzino del sale), la Speisehaus (mensa), la Arbeitshaus (edificio dei lavori forzati per i detenuti della fortezza), la Zelt und Rüstkammer (armeria), dominata dalla Geyerturm (torre dell’avvoltoio).
Dopo essere passati per lo Schüttkasten (granaio) siamo arrivati al Burghof che è il cortile principale a forma di piazza con al centro un tiglio secolare, da lì siamo usciti sul Kuenburg-Bastei, che è un bastione a giardino con vista sulla città e sulle sottostanti fortificazioni che difendevano l’accesso alla fortezza.
In allegria siamo poi scesi a piedi in città.

Passando per la Marktplatzt abbiamo raggiunto
la Getreidegasse, che viene definita dai salisburghesi il più bel "centro
commerciale" dell'Austria. È una via caratteristica per le innumerevoli
insegne in ferro battuto riccamente decorate e di notevole valore artistico, le
facciate delle case sono ben conservate e nascondono idilliaci cortili con
arcate. E’ una via estremamente vivace.
Continuando il percorso sulle orme di Mozart
siamo giunti al n. 9 della Getreidegasse, la casa natale di Mozart (Mozarts
Geburtshaus), dove il compositore nacque il 27 gennaio del 1756. La famiglia
Mozart allora abitava al terzo piano di questo palazzetto borghese nel cuore
della vecchia Salisburgo, costruito prima del 1400.
Wolfgang Amadeus, ultimo di sette figli, non visse qui a lungo. Grazie allo stipendio di direttore della cappella di corte, il padre Leopold poté presto permettersi di traslocare con la famiglia in una casa più grande nella Marktplatz. Da allora, il palazzetto nella Getreidegasse con il suo bel cortile interno non è cambiato molto, a parte la facciata rococò rifatta in stile classicheggiante. L'edificio appartiene oggi alla fondazione internazionale Mozarteum che ne ha fatto un museo dedicato al musicista.
Il centro storico ci è rimasto impresso grazie al fascino e all’eleganza delle sue vie, delle piazze, dei suoi edifici barocchi e dei deliziosi “Café” e “Konditoreien”.
Dal 1997 l’intero centro storico di Salzburg è stato dichiarato dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità.

2° giorno - 14 marzo 2006 – Salisburgo-Praga
Di prima
mattina abbiamo ripreso il nostro viaggio col nostro double-decker-bus verso
Praga, con soste durante il percorso.
All’ingresso della città ci siamo subito imbattuti nella famosa costruzione “Dancing House” detta anche con simpatia “Ginger & Fred”.
La nostra attenzione è stata letteralmente “rubata”.
Costruita dal 1992 al 1995, la “Dancing House” si inserisce perfettamente nel contesto: una piazza contornata da edifici sette-ottocenteschi in un incrocio della strada del lungofiume sinistro e dell'asse viario che da ovest attraversa il ponte e prosegue poi verso la città ad est.
L'edificio
pare che danzi davvero, vibra. Ci siamo trovati di fronte ad un'architettura
che “osa” come le virtuose guglie degli edifici della Praga vecchia. La
“Dancing House” rompe con il passato. Chi vince è lo spazio creato da curve e
avvitamenti.
Nell’edificio ci sono caffè e negozi. Gli spazi dal secondo al settimo livello sono occupati da uffici, mentre all’ ultimo piano c’è un ristorante con vista sulla città e il vicino castello.
Causa di problemi di check-in in hotel non è stato possibile nello stesso pomeriggio visitare il centro città come da programma.
Informazioni generali su Praga:
Praga, capitale della Repubblica Ceca, può dirsi una delle più importanti “riserve urbane di monumenti”.
Dal 1992 il centro storico, con una superficie di 866 ettari, è iscritto nell’Elenco dell’Eredità Mondiale dei Beni Culturali e Naturali dell’UNESCO.
Sullo
stemma di Praga è scritto “Praga caput regni”.
Dal momento della sua fondazione, la città ha sempre avuto un ruolo importante nella storia del suo popolo, del paese e dell’Europa. Fin dal Medioevo è considerata una delle città più belle al mondo e le furono attribuiti appellativi come la città “d’oro”, “dalle cento torri”, “la corona del mondo” e “il sogno di pietra”.
Per secoli, molti personaggi famosi hanno reso omaggio a Praga. La sua bellezza è stata ammirata da W. A. Mozart, P. I. Cajkovskij, F. M. Dostojevskij, A. Rodin, O. Kokoschka, dalla regina della Gran Bretagna, Elisabetta II, da papa Giovanni Paolo II e altri. La Praga nativa si rispecchiava nelle opere di Jan Neruda, Jaroslav Hasek, Jaroslav Seifert, Franz Kafka e Max Brod.
Praga rappresenta uno straordinario complesso di monumenti dominati, dall’alto, dal Castello di Praga. La città è un esempio di tutti gli stili e orientamenti artistici. Il centro storico di Praga è situato su entrambe le rive del fiume Moldava ed è formato da 6 quartieri che in passato erano città indipendenti, che vennero unificate nel XVIII secolo. I quartieri sono: Staré Mesto (Città Vecchia), Josefov (la parte dell’ex Città Ebraica che si è conservata, attualmente fa parte della Città Vecchia), Nové Mesto (Città Nuova), Malá Strana (Città Piccola), Hradcany e Vysehrad. Qui è concentrata la maggior parte dei monumenti, musei e gallerie della città.
Praga è una delle nove città alle quali l’Unione Europea ha assegnato il titolo di Metropoli Europea della Cultura del 2000.
La Moldava divide in due Praga: nella pianura s’estende la Città Vecchia, un succedersi di tortuose vie con begli edifici gotici e barocchi; intorno all’altura, dominata dal castello, si sviluppa invece la Città Piccola.



3°giorno - 15 marzo 2006 –
Praga
In mattinata, con due guide turistiche parlanti italiano, ci siamo recati al Castello (Pražský hrad).


Il Castello di Praga é stato fondato intorno all'880. A partire dal X secolo divenne prima la sede dei principi di Boemia e piú tardi dei re. Fu inoltre sede vescovile.
Il Castello ha attraversato uno dei suoi momenti di massimo splendore durante il regno di Carlo IV (1346-1378) quando divenne sede del Sacro Romano Impero. Il Palazzo Reale venne riedificato, le fortificazioni rafforzate e fu dato inizio alla costruzione della Cattedrale di San Vito seguendo lo stile della cattedrali gotiche francesi di quel tempo.
L'espansione del castello continuò durante il regno di Venceslao IV, figlio di Carlo IV, ma le guerre Hussite (1419-1437) e l'abbandono, al quale il castello fu lasciato negli anni che seguirono, ne causarono il deterioramento.
Il Re Vladislavo Jagellone si trasferì al castello dopo il 1483 e l'intero complesso riprese a crescere. Vennero costruite nuove fortificazioni e nuove torri di guardia (la Torre delle Polveri, la Nuova Torre Bianca e la Torre di Dalibor). Il Palazzo Reale venne ulteriormente rimodellato e fu aggiunta la grandiosa Sala Vladislao, una delle prime dimostrazioni di stile rinascimentale nelle terre ceche.
Quando la dinastia degli Asburgo salì al trono di Boemia nel 1526, lo stile rinascimentale aveva raggiunto il suo culmine in Europa. La sede del potere venne spostata a Vienna ed il castello di Praga servi principalmente a fini ricreazionali. Nel XVI secolo vennero costruiti il Giardino Reale al quale si aggiunsero altri luoghi di divertimento come il Belvedere e la Sala della Palla Corda.
La ricostruzione del Castello toccò il suo culmine durante il regno di Rodolfo II, il Sacro Romano Imperatore che divenne Re di Boemia nel 1575 riportando la sua corte a Praga. Il suo desiderio era quello di trasformare il Castello in un elegante centro del potere che avrebbe attratto a sé artisti stranieri, scienziati e diplomatici.
La Defenestrazione di Praga del
1618 dette inizio ad un lungo periodo di guerre durante il quale il Castello di
Praga venne danneggiato e saccheggiato, fungendo raramente da sede del
potere.

L'ultima grande ricostruzione del Castello si ebbe nella seconda metà del XVIII secolo quando il complesso assunse uno stile residenziale. Il centro del potere rimase comunque a Vienna e il Castello continuò a deteriorarsi.
Con la caduta dell'Impero Austro-Ungarico nel 1918 il Castello di Praga accolse il primo presidente della Cecoslovacchia indipendente, Tomáš Garrigue Masaryk.
All'interno della cinta muraria si erge la Cattedrale di San Vito, una cattedrale gotica, il simbolo spirituale dello Stato ceco. Venne fondata nel 1344 da Giovanni di Lussemburgo e dai suoi figli Carlo e Giovanni Enrico. La cattedrale si trova nel luogo dove in origine sorgeva una rotonda romanica. I lavori di edificazione durarono quasi 600 anni e si conclusero definitivamente solo nel 1929. Oltre alle preziose decorazioni artistiche, alla cappella di S. Venceslao e ai sepolcri dei re boemi, situati nel sotterraneo, nella cattedrale si trovano anche i gioielli dell'incoronazione. Splendide le finestre a mosaico di Mucha
Dopo il 1989, molte aree del Castello, il Giardino Reale, la Sala della Palla Corda, i giardini meridionali e le Stalle Imperiali, furono rese accessibili al pubblico per la prima volta nella storia. Oggi, il Castello di Praga é la sede del presidente ceco ed il piú importante monumento culturale nazionale della Repubblica Ceca.


Subito dopo la cattedrale abbiamo visitato in "Mala Strana" una pittoresca viuzza chiamata "Vicolo d'oro", costituita da minuscole e variopinte casette, dove pare abbia alloggiato Kafka al numero 22.
Abbiamo
poi raggiunto il centro della città percorrendo a piedi la Vecchia Scalinata
del Castello (Staré zámecké schody) , molto suggestiva e con una splendida
vista sulla città.
Nel pomeriggio, sempre con le guide, abbiamo visitato il vecchio quartiere ebraico, lo Josefov.
Si trova nella parte più settentrionale della città, di fronte al Castello, sull'altra sponda della Moldava.
Per secoli gli ebrei di Praga vissero in difficili condizioni e dovettero sottostare a leggi discriminatorie. I cristiani li accusavano di appiccare incendi o di avvelenare pozzi e solo la salita al trono di Giuseppe II nel 1784, portò a delle condizioni sociali e giuridiche accettabili, in suo onore il quartiere si chiamò Josefov. Il quartiere divenne ufficialmente parte della città nel 1850 e nel 1890 venne quasi totalmente distrutto dalle opere di bonifica per risanare la precaria situazione igienica che costituiva un rischio per tutta la città. Già alla fine del XII secolo gli insediamenti ebraici costituivano un'isola collegata alla zona della piazza della Città vecchia. Nella propria «città» gli ebrei avevano istituito un governo autonomo e costruito scuole e sinagoghe. Il vecchio ghetto ora non esiste più, ma l'atmosfera magica del luogo permane nelle zone attorno alle sinagoghe e al vecchio cimitero: migliaia di lapidi ammassate l'una sull'altra in un'atmosfera spettrale e surreale.
Abbiamo dunque visitato la
Sinagoga PINKAS (Pinkasova synagòga), fondata nella seconda metà del XV secolo
dal rabbino Pinkas e ampliata nel 1535 dal suo pronipote. A quest'epoca risale
la volta a rete della sala in stile tardogotico. L'ala sud e il matroneo furono
aggiunti all'inizio del XVII secolo. Durante i secoli l'edificio è stato più
volte ricostruito e gli scavi hanno portato alla luce
moltissime
testimonianze della vita del ghetto durante il Medioevo, tra cui un bagno
rituale. La sinagoga è oggi diventata un monumento agli Ebrei della Boemia e
della Moravia uccisi dai nazisti: sui suoi muri all'interno sono scritti 77297
nomi, le vittime praghesi dell'olocausto.
Usciti dalla Sinagoga siamo entrati nel Vecchio cimitero ebraico:
Il cimitero ebraico di Praga, fondato nel 1478, è stato per oltre 300 anni l'unico luogo dove gli ebrei di Praga seppellivano i loro morti. Le dimensioni attuali sono all'incirca quelle medievali e nel tempo si è sopperito alla mancanza di spazio sovrapponendo le tombe. La densità di lapidi, tardogotiche, rinascimentali, barocche, l'una quasi contro l'altra, il silenzio del luogo e la scarsa illuminazione (le lapidi sono quasi tutte all'ombra) creano un effetto unico con un'aura spettrale e surreale.
Oggi
si contano circa 12.000 lapidi, ma si ritiene che vi siano sepolti oltre
100.000 ebrei. Tra i luoghi più importanti del cimitero: il sarcofago di Jehuda
Liwa Ben Becalel, detto Rabbi Low (1520-1609) che è in assoluto la tomba più
visitata e secondo la leggenda lasciando biglietti o sassi sulla sua lapide si
avverano i nostri più ardenti desideri.
La guida turistica ci ha narrato la leggenda del Golem:
La leggenda più nota è quella ambientata nel ghetto di Praga che attribuisce la creazione del Golem al Rabbi Jehuda Löw ben Bezalel, ai tempi dell'Imperatore Rodolfo II, cioè alla fine del '500 - inizi del '600.
Si tratta in realtà della saga polacca del Rabbi Elija Ba'al Schem di Chelm, che a posteriori, cioè nel '700, venne attribuita al rabbino di Praga: in questa versione il Golem era un protettore del popolo ebraico dalle persecuzioni.
Il motivo dell'attribuzione a
posteriori della creazione del Golem al rabbi nella Praga di Rodolfo II fu
probabilmente la diffusa atmosfera di celebrazione e mitizzazione della figura
dell'Imperatore (e del Rabbi Löw stesso) durante il '700: cultore di scienze
occulte e protettore degli ebrei egli aveva condotto nei loro confronti una
politica illuminata dando inizio ad un periodo di espansione e fioritura delle
loro attività.
Nel XIII secolo esisteva una tradizione che si richiamava al IV secolo
A.C. secondo cui il Golem, che aveva scritto in fronte il nome di Dio, prendeva
vita aggiungendo ad esso la parola "verità", cosicchè ne risultava la
frase "Dio è verità". Cancellando dalla frase una delle lettere, la
aleph, la parola che restava significava "morto" (e la frase
diventava "Dio è morto"), e il Golem diventava inerte.
Nella Polonia del
'600 la leggenda, documentata in una lettera datata 1674, raccontava di un
Golem che crebbe a dismisura, diventando una minaccia ingovernabile per il suo
padrone. Allora questi, il Rabbi Elija Ba'al Schem di Chelm, pretese che il
Golem gli togliesse le scarpe, e nel mentre gli cancellò dalla fronte l'aleph.
Il Golem 'morì' e ricadde su se stesso, travolgendo però il Rabbi con la sua
massa informe.
Successivamente abbiamo visitato altri due importanti centri di culto situati ne quartiere ebraico:
la Sinagoga Spagnola con l'esposizione permanente sulla storia degli Ebrei in Boemia e in Moravia intitolata "Dall’emancipazione ai giorni nostri"; e la Sinagoga Klaus con l'esposizione permanente
"Tradizioni e abitudini ebraiche".

4°giorno – 16 marzo 2005 –
Praga
In mattinata ci siamo divisi in due gruppi e abbiamo visitato ciò che ancora mancava al nostro tour praghese:
Ponte Carlo


Si dice che dei tuorli d'uovo furono aggiunti alla calcina per rafforzare la struttura.
E’ un ponte in pietra in stile gotico che collega la Città Vecchia a Malá Strana.Durante i primi secoli d'esistenza veniva infatti chiamato Ponte di Pietra (Kamenný most). La sua costruzione fu commissionata dal re di Boemia e Sacro Romano Imperatore Carlo IV ed ebbe inizio nel 1357. Incaricato della costruzione del ponte fu lo stesso architetto della Cattedrale di San Vito e del struttura del ponte. A differenza del suo predecessore, il Ponte Carlo, é sopravvissuto a molte alluvioni, la più recente fu nell'agosto del 2002, la peggior alluvione degli ultimi 500 anni. ……Forse i tuorli d'uovo non sono stati una così brutta idea...
Alle estremità del ponte ci sono due torri. Sarebbe stato bello salire sia sulla Staroměstská věž sul lato della Città Vecchia che la Malostranská věž sul lato di Malá Strana. Dalla sommità avremmo potuto godere una splendida vista del ponte dall'alto, ma il tempo è stato tiranno.
Nel XVII secolo sono state collocate delle statue barocche su entrambe i lati del Ponte. Ora molte di queste statue sono delle copie e quelle originali sono in mostra al museo Lapidarium. Comunque la statua più nota é quella di San Giovanni Nepomuceno, un martire ceco che durante il regno di Venceslao IV fu giustiziato e gettato nella Moldava. La lapide sulla statua é addirittura “brillante” dall'incalcolabile numero di persone che l'hanno toccata nel corso dei secoli: si dice che toccare la statua porti fortuna e assicuri il proprio ritorno a Praga. E così abbiamo fatto noi.
Il cuore del centro storico di Praga è la Piazza della Città Vecchia, completamente restaurata. Fanno da sfondo le guglie gotiche della Chiesa del Týn, dove tuttora si celebra la messa in latino, e nel centro della piazza è collocata la statua del riformatore Jan Hus. Sul lato opposto, l'orologio astronomico sul Municipio della Città Vecchia. Salendo in cima alla torre del municipio avremmo potuto godere di una magnifica vista della piazza, ma il tempo è rimasto tiranno.
Lungo
le strade che si snodano dalla piazza, la grande Pařížská, l'affascinante
Týnská e la trafficata Melantrichova siamo scesi poi lungo la Celetná fino alla
Torre delle Polveri, una delle storiche porte della Città Vecchia. Collegata
alla torre si trova la Casa Municipale, il piú prestigioso edificio Art Nouveau
di Praga, siamo poi giunti in piazza Venceslao.

La piazza fu costituita come Mercato dei Cavalli (Koňský trh) da Carlo IV nel 1348 e ha ricevuto il suo nome attuale durante la Rinascita Nazionale Ceca del 1848. La piazza mantiene un grande significato storico come centro di raduni, manifestazioni ed importanti avvenimenti che hanno segnato la storia ceca sin dal Medioevo. Alcuni degli avvenimenti che hanno avuto luogo su questa piazza sono la dichiarazione della Prima Repubblica Cecoslovacca nel 1918, le proteste contro l'invasione sovietica del 1968 e la caduta del Comunismo nel 1989. Piazza San Venceslao è conosciuta soprattutto per essere il luogo dove il 16 gennaio 1969 si è dato fuoco Jan Palach, uno studente universitario di filosofia in segno di protesta contro l'oppressione socioculturale perpetrata dall'Unione Sovietica.
Václavské náměstí (abbreviata in "Václavák" dai praghesi) non è una tipica piazza cittadina. Si tratta di un ampio viale in pendenza lungo 700 metri e largo 60, una dimensione inaudita per l'epoca in cui venne realizzato. Ora è costituito da una trafficata fila di negozi, hotel, ristoranti, nightclub e casino’. Durante il giorno la piazza è animata da praghesi, turisti e traffico.
La statua equestre di San Venceslao del 1912 è il punto di ritrovo più popolare tra i praghesi che usano l'espressione "al cavallo" (u koně) o "sotto la coda" (pod ocasem).
Questa piazza è normalmente chiamata dagli abitanti della città Piccoli Champs-Élysées per la sua somiglianza con la celebre strada di Parigi.
Probabilmente è proprio questa notorietà che l'ha fatta scegliere da Palach per il suo suicidio.
Il nome della piazza è stato preso dal Santo protettore della Repubblica Ceca, San Venceslao appunto, di cui una statua di notevoli dimensioni ne domina un lato.
Come ultima giornata a Praga abbiamo concessi il pomeriggio libero.

5°giorno: Praga - Monaco
Questa
giornata è stata purtroppo occupata da un difficoltoso e lungo check-out. Abbiamo quindi rinunciato alla visita di Norimberga. Siamo arrivati infatti solo in serata a Monaco.
Quasi all’ingresso di Monaco, venendo da nord, abbiamo riconosciuto sul lato destro il nuovo stadio di Monaco: " Allianz-Arena ".
La Allianz Arena ha una capacità di 66.000 posti, contiene 3 asili per lasciare i bambini, negozi e ristoranti, su un'area totale di circa 6.500 m². Vicino allo stadio è stato costruito il più grande parcheggio sotterraneo d'Europa, che ha una capacità di 10.500 autovetture.
Il
guscio esterno è composto da 2.874 pannelli di ETFE spessi 0,2 mm a forma di
diamante, ognuno dei quali può essere illuminato singolarmente con colori
differenti (rosso, blu e bianco), consentendo di mostrare uno spettacolare
varietà di disegni, legati alla Baviera (che ha lo stemma a losange bianche e
blu) e alle due squadre cittadine (bianco e rosso per il Bayern, bianco e blu
per il TSV 1860).
Il gruppo Allianz, un grande fornitore di servizi finanziari, ha versato dei soldi come sponsor per far si che lo stadio porti il suo nome per i prossimi 30 anni. Il costo totale della costruzione è stato di 340 milioni di Euro e le spese sono state equamente ripartite tra Bayern e TSV 1860.
Il nuovo stadio è stato scelto per ospitare la nazionale tedesca il 9 giugno 2006 nella partita di apertura della Coppa del Mondo Fifa, vanta una struttura esterna assolutamente unica che lo rende sicuramente uno degli stadi più insoliti e spettacolari del mondo.
La straordinaria facciata è composta da 2.874
pannelli di lamina EFTE (etilene tetrafluoroetilene). Ogni pannello può essere
illuminato separatamente di bianco, blu o rosso, creando uno sfondo mozzafiato
per le partite in notturna. Le normative non consentono di cambiare gli effetti
di luce a intervalli inferiori ai due minuti, per ridurre al minimo la
distrazione di chi viaggia in autostrada. La disposizione dei tre anelli delle
tribune non ha paragoni nella Bundesliga. Il
grande parcheggio sotterraneo offre quasi 10.000 posti auto.
Dopo cena abbiamo raggiunto il centro città con un bus di linea e la linea metropolitana, abbiamo poi fatto una passeggiata notturna in Marienplatz e dintorni.
La serata si è conclusa con Weissbier e Bretzel alla Hofbräuhaus.
La Hofbräuhaus può essere considerata la birreria più famosa del mondo.
Originalmente l’Hofbräuhaus è stata costruita nel 1589 dal duca bavarese Wilhelm V per evitare di comprare la birra per le sue truppe in Bassa Sassonia. Il pubblico è stato ammesso soltanto in 1828 da Ludwig I. La struttura è stata poi rinnovata nel 1897, quando la fabbrica di birra è stata trasferita nei sobborghi. A causa dei bombardamenti della seconda guerra mondiale, il locale è stato quasi completamente distrutto e solo nel 1958 è stato riaperto al pubblico.

6°giorno – Monaco - Italia


Dopo la prima colazione in albergo, a bordo del nostro double-decker bus, abbiamo visitato la città con due guide .
Prima tappa è stato il castello di Nymphenburg
Il castello di Nymphenburg, oggi inglobato alla città di Monaco, fino al 1918 era una delle principali residenze estive dei Wittelsbach.
L'origine del castello risale al 1662 quando la principessa Enrichetta Adelaide di Savoia diede alla luce - con grande gioia della corte e soprattutto del marito, il principe elettore Ferdinand Maria - il primogenito Max Emanuel. Il consorte volle regalare alla moglie una villa per le vacanze in una zona che allora era aperta campagna.
All'interno del castello sono ospitati due musei: il Marstallmuseum che custodisce una ricca collezione di carrozze usate dalla famiglia reale per matrimoni, funerali o per semplici spostamenti in città (straordinarie quelle appartenute a Ludwig II) e il museo delle porcellane di Nymphenburg che conserva i pezzi più antichi dell'omonima fabbrica di porcellane, tuttora fiore all'occhiello del settore in Germania ed in gran parte dell'Europa centrale. Nel museo delle carrozze è custodita una collezione di 25 dipinti raffiguranti i cavalli più amati da Ludwig, come il morello "Ralph" e "cosa rara", un cavallo a tal punto ben ammaestrato che si diceva mangiasse servito a tavola come una persona...
Curiosità:
in un elegante appartamento ricavato in un'ala del palazzo (quella a sinistra
del corpo centrale) vive il Duca Franz von Bayern, attuale capo dell'ex
famiglia reale bavarese.
Seconda tappa della nostra visita guidata è stato l’Olympia Stadion
Il Parco Olimpico è stato costruito in occasione dei XX Giochi Olimpici estivi del 1972. Il parco, grande quasi 3 kmq, è sorto sul vecchio Oberwiesenfeld, la vecchia piazza d’armi, poi aeroporto militare.
Il simbolo più noto del parco olimpico è la Torre olimpica
alta 290 m, con piattaforma panoramica - con buona visibilità si vede la catena alpina - e ristorante girevole.
Nello stadio hanno luogo, tra l’altro, la sei giorni di Monaco e diversi concerti.
Al sud degli impianti sportivi c’è il laghetto olimpico. Qui si trova il Theatron, un teatro all’aperto, che particolarmente in estate viene usato per numerose manifestazioni .
Il monte olimpico, alto 52 m. e tutte le alture circostanti sono state create con le macerie dell’operazione "Rama dama", che in stretto dialetto bavarese significa "mettiamo in ordine", cioè le rovine della città dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale, un terzo della città fu infatti rasa al suolo, furono qui raggruppate e coperte di terra per creare appunto queste colline artificiali.
A nord del Ring centrale, si estende il Villaggio Olimpico, teatro dell’attacco terroristico contro la squadra di atleti israeliani durante le olimpiadi del 1972, nella Connollystrasse c’è la lapide commemorativa. Oggi gli appartamenti dell’Olympia-Stadion vengono usati principalmente come alloggi per studenti.
Dopo
il villaggio olimpico siamo rientrati in città attraversando il quartiere di
Schwabing
Schwabing si è sviluppato nel corso dell'Ottocento intorno alla Ludwigstraße e alla Leopoldstraße, il quartiere di Schwabing è il centro culturale e artistico di Monaco.
Sempre dal nostro double-decker bus abbiamo visto l’imponente St. Ludwig - parrocchia e chiesa dell'Università - voluta da re Ludwig I ed edificata in un interessante mix di neo-romanico e bizantino.
Alla destra della chiesa abbiamo visto la Biblioteca Statale mentre, sul lato opposto della via, la sede centrale dell' Università - fondata nel 1472 a Ingolstadt e trasferita definitivamente a Monaco dopo un breve periodo (1800-1826) trascorso a Landshut - è abbellita da due fontane che sono la copia di quelle realizzate dal Bernini per piazza San Pietro a Roma.
La piazza su cui si affaccia l'Università è intitolata ai fratelli Scholl, esponenti del movimento studentesco nato nel 1943 e ispirato dal prof. Kurt Huber, docente di filosofia e membro di Alleanza Cattolica. La "resistenza passiva" messa in atto - di matrice non violenta e non militare - consisteva in una attiva propaganda antinazista che si diffuse anche in altre università tedesche, soprattutto a Berlino, attraverso l'invio massiccio di missive note come "Le lettere della Rosa bianca". Come era prevedibile la reazione del regime fu durissima: i fratelli Scholl - Hans, 25 anni, studente di Medicina, e Sofia, 21 anni, studentessa di Biologia - vennero ben presto scoperti, processati, condannati a morte per alto tradimento e decapitati. Sul lastricato che ricopre la piazza sono riprodotte alcune testimonianze scritte della loro coraggiosa iniziativa mentre nell'atrio principale si trovano un monumento commemorativo ed una interessante mostra fotografica. (All’inizio anno abbiamo assistito alla proiezione del film “La rosa bianca”, per cui già eravamo informati)
Sempre dal nostro bus abbiamo visto il Siegestor - ispirato all'arco di Costantino. Voluto da Ludwig I e seriamente danneggiato durante la seconda guerra mondiale, durante i restauri degli anni '50 gli è stata aggiunta la scritta "Dem Sieg geweiht, im Krieg zerstört, zum Frieden mahnend", ossia "Dedicato alla vittoria (Ludwig I ha voluto rendere omaggio ai successi dell'esercito bavarese), distrutto dalla guerra, per esortare alla pace". Poco distante abbiamo visto la “bianchissima” Accademia delle Belle Arti, dove tra gli illustri professori ed alunni si annoverano Franz von Stuck, Giorgio de Chirico, Paul Klee e Kandinskij.
Al
numero 36 della Leopoldstr. si erge il "Walking Man", gigantesca
scultura alta 17 metri che adorna la moderna facciata del Münchener Rück
(Munich Re), la più grande riassicurazione del mondo.
CURIOSITA'
Nella seconda metà dell'Ottocento l'imprenditore Hermann Einstein, padre del premio Nobel Albert Einstein, illuminò per la prima volta con la luce elettrica il quartiere di Schwabing, dove abitava con la famiglia in una elegante villa, e l'edizione del 1885 dell'Oktoberfest.
Il nostro tour col bus è finito alla Odeonsplatz; abbiamo poi proseguito a piedi con le guide.


Dall’esterno abbiamo visto la Residenz. Il palazzo ha tre facciate: la più antica è quella sulla Residenzstraße (iniziata nel 1599) con due grandi portali d'ingresso incorniciati da leoni in bronzo (la tradizione racconta che porti fortuna toccarli...in passato i soldati prima di partire per una battaglia erano soliti toccare questi leoni con la speranza di poter ritornare sani e salvi dalle loro famiglie – noi abbiamo rinnovato la tradizione!) e dalla statua della Madonna, patrona della Baviera ("Patrona Boiariae"); la facciata principale sulla Max-Joseph-Platz (una riproduzione di Palazzo Pitti di Firenze) e quella che si affaccia sui giardini sono state invece realizzate nella prima metà dell'Ottocento da Leo von Klenze. Nella Max-Joseph-Platz abbiamo visto la statua di re Massimiliano I e il neoclassico Nationaltheater (teatro dell'Opera).
Davanti alla Residenz abbiamo visto la Feldherrnhalle, copia ottocentesca della Loggia dei Lanzi di Firenze.
Ci
siamo concessi una tappa al giardino reale, l'Hofgarten. Al centro del parco c’è
il tempietto dedicato a Diana (luogo di ritrovo per i musicisti), i portici con
affreschi sono dedicati alle gesta degli antichi Wittelsbach e al fondo la
Cancelleria bavarese (il Palazzo del Governo).
Vicino alla Residenz, nella Odeonsplatz, siamo entrati nella Theatinerkirche (St. Kajetan), costruita tra il 1663 e il 1688. L'origine della costruzione risale ad un voto fatto dalla principessa Enrichetta Adelaide di Savoia: se avesse dato alla luce un erede, avrebbe fatto edificare una chiesa dedicata a San Gaetano, fondatore dei Teatini, confessori di corte a Torino e a Monaco, dove vennero introdotti da Enrichetta Adelaide quando andò in sposa al principe elettore Ferdinand Maria di Baviera. La chiesa prende a modello la romana S. Andrea della Valle, chiesa madre dell'Ordine. Nel secondo altare della navata destra riposano i corpi dei genitori di Ludwig II, il re Massimiliano II e la regina Maria di Prussia, mentre nella cripta il re Massimiliano I. I Teatini vennero cacciati da Monaco nel 1801 a seguito delle soppressioni degli ordini religiosi; oggi la chiesa è custodita dai Domenicani.


Una piacevole camminata, imbiancata dalla neve, ma soleggiata, come sempre dal cielo “weiß- blau” di Monaco, come i suoi colori naturali, ci ha infine portato alla Frauenkirche , la Cattedrale di Monaco.
La
costruzione risale alla fine del '400.
Solenne, con due campanili gemelli alti 99 metri e con le cupole a forma di cipolla, è uno dei simboli della
città. Per mancanza di tempo non abbiamo visto l'interno che ospita splendide
vetrate (poche sono quelle originali: la maggior parte infatti sono andate
distrutte durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale) e il mausoleo
dell'imperatore Ludwig IV il Bavaro , intorno all'altare maggiore è riportato,
per la cronaca, l'elenco in ordine
cronologico di tutti i Vescovi di Monaco mentre nella cripta (accesso dietro
l'altare maggiore) si trovano le tombe di alcuni esponenti della famiglia
Wittelsbach, tra cui quella di Ludwig III (1845-1921), ultimo re di Baviera e
cugino del più celebre Ludwig II.
Curiosità: Appena varcato il
portone d'ingresso, prima della cancellata che sancisce l'ingresso ufficiale
nel Duomo, sul pavimento si trova
l'impronta di un piede...la leggenda vuole che si tratti del piede del Diavolo!
Bis zum nächsten Mal, Frauenkirche!
Sempre
a piedi siamo arrivati a Marienplatzt, già c’eravamo stati la sera precedente.
Siamo arrivati puntuali per il Glockenspliel alla Neue Rathaus.
Marienplatz è il vero e proprio centro di Monaco, uno dei luoghi più amati dai monacensi e dai turisti: è il salotto della città, un luogo dove ci si da appuntamento, dove si sorseggia una birra, dove si fa shopping (decine i negozi di abbigliamento e di souvenir) e dove si cammina a piedi (Marienplatz è infatti inglobata nella grande area pedonale che caratterizza il centro storico).
Nel medioevo qui si svolgeva il mercato del grano e del sale e ancora oggi, anche se solo per un mese, se ne svolge ancora uno, il Christkindlmarkt (mercatino natalizio), da fine novembre al 24 dicembre.
La piazza prende il nome dal Neue Rathaus ("nuovo municipio"), edificio neogotico e sede degli uffici del sindaco e dell'amministrazione comunale. Fu costruito tra il 1867 e il 1908. In visita a Monaco nel 1906, l'imperatore Guglielmo II lo definì "il più bel municipio del paese".
Un'alta torre (81 metri) domina la facciata principale e ospita il celebre Glockenspiel (letteralmente "gioco di campane"), il più grande carillon della Germania che si aziona tre volte al giorno (ore 11, 12 e 17). Si compone di due piani: nel piano superiore sono rappresentati i festeggiamenti per il matrimonio del duca Guglielmo V con la principessa Renate von Lothringen (1568) mentre in quello inferiore viene rievocata l'antica danza dei bottai che simboleggia il ritorno di Monaco alla consueta normalità (e quindi anche alle feste) dopo la fine della peste che la coinvolse dal 1515 al 1517.
Il carillon si aziona secondo questo "cerimoniale": prima partono le campane della torre per annunciare la nuova ora, poi parte la melodia del carillon, iniziano a muoversi i personaggi del piano superiore e quando questi tornano alla loro immobilità partono i danzatori del piano inferiore; a questo punto quasi tutti vanno via ma non è ancora finito lo spettacolo: il gallo dorato posto alla sommità del carillon sbatte le ali, muove la testa e canta tre volte.
Alle ore 21 i piccoli bovindi situati ai lati del carillon si illuminano, appare una sentinella notturna che suona il corno ed un angelo che benedice il Münchner Kindl (il monachello) al suono di una breve ninnananna. A Monaco si dice che il "monachello" viene portato a letto, augurando così la buona notte alla città.
In mezzo alla piazza si erge la Mariensäule: una colonna di marmo, abbellita alla base da quattro putti seicenteschi, sorregge la statua in bronzo dorato della Vergine Maria, patrona della Baviera, eretta nel 1638 dal principe elettore Maximillian I come ringraziamento per la liberazione della città dagli Svedesi durante la guerra dei Trent'anni.
Dalla piazza abbiamo buttato un occhio verso l'Alte Rathaus ("vecchio municipio") realizzato alla fine del '400 dall'architetto Jörg von Halsbach - che negli stessi anni diresse il cantiere della Frauenkirche - e parzialmente ricostruito dopo essere stato seriamente danneggiato dai bombardamenti della seconda guerra mondiale.
Solo
chi ha pranzato con me è passato per il Viktualienmarkt, dietro Marienplatz, lì
c’è la parrocchia più antica di Monaco: St. Peter, popolarmente conosciuta come "Alter Peter" (vecchio
Pietro), fondata nel 1158 su volere di Ottone I di Baviera. L'interno è stato
rifatto nel corso del '300 e una seconda volta nel periodo barocco. Capolavoro
è lo sfarzoso altare maggiore, ispirato a quello realizzato dal Bernini per la
Basilica di S. Pietro a Roma. La corona della statua di S. Pietro è mobile:
viene infatti tolta alla morte del Pontefice e ricollocata, nel corso di una
solenne cerimonia, il giorno di inizio pontificato del nuovo Papa.
Cos’è il Viktualienmarkt?
Il Viktualienmarkt, il più famoso mercato di Monaco. La sua importanza deriva da due fattori: è in funzione da due secoli (l'inaugurazione risale al 1807) ed è uno dei pochi mercati della città a funzionare dal lunedi al sabato. A Monaco infatti i mercati rionali si svolgono generalmente una volta alla settimana a parte appunto il Viktualienmarkt e pochi altri come quelli in Elisabethplatz e in Wiener Platz.
La data di fondazione del Viktualienmarkt riporta la data del 2 maggio 1807 e l'approvazione dell'allora re di Baviera Max Joseph I. L'area destinata al mercato sorgeva all'incirca nella zona dove sorge adesso anche se era molto più ristretta dal momento che una parte era occupata dall'ospedale dello Hl. Geist. Quando l'ospedale venne demolito nel 1885 il mercato si ingrandì andando ad occupare l'area dismessa e nuovi commercianti si aggiunsero a quelli già esistenti: in quegli anni erano la frutta e la verdura i prodotti maggiormente presenti nei banchi ma anche i formaggi.
Durante la seconda guerra
mondiale ci furono molti bombardamenti su
Monaco
e anche l'area del mercato subì notevoli danni ma già negli anni '50 il
Viktualienmarkt tornò a rifiorire e venne arricchito di piccole e graziose
fontane sparse qua e là tra i diversi banchi come ricordo di alcuni tra i più
amati esponenti del cinema e del teatro popolare tedesco: Karl Valentin (il
Charlie Chaplin bavarese; alcune critiche al regime di Hitler gli impedirono di
lavorare per diversi anni), Weiß Ferdl, Liesl Karlstadt, Ida Schumacher, Elise
Aulinger e Roider Jackl.
Oggi il Vitkualienmarkt non si presenta come un comune mercato rionale ma come una sorta di grande negozio all'aperto, con banchi ordinati, tutti rigorosamente di colore verde scuro. Grande è la varietà di prodotti che spazia dalla "classica" frutta e verdura, ai fiori, al burro e alle uova fresche, alla carne e al pesce, al miele prodotto artigianalmente, al pane, all'aglio, alla cipolla e infine alla birra che oltre che acquistare si può anche sorseggiare nel grande Biergarten ("giardino della birra" - nome che viene dato in Baviera ai deor all'aperto).
Buon pranzo in una caratteristica Weinnstube al Viktualienmarkt
Ore 14.30 partenza per Milano!
Tanti input … magari da riscoprire!
Docente referente:
Adriana Braghieri